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Il trattamento delle schede a circuito stampato (PCB) rappresenta oggi una delle sfide più complesse nell'ingegneria del riciclaggio. A differenza di altri RAEE, la scheda elettronica è un materiale composito "ostico": una matrice di vetronite (resina rinforzata con fibra di vetro) che ingloba metalli preziosi e industriali come rame, stagno, oro e palladio.
L'obiettivo fondamentale non è la semplice distruzione, ma la liberazione: separare fisicamente il metallo dalla parte inerte per permetterne il recupero. In questo scenario, la scelta della tecnologia di macinazione determina il successo o il fallimento economico dell'impianto.
In questa analisi tecnica, spieghiamo perché le tecnologie tradizionali (lame, martelli, verticali) risultano inefficaci e perché il Mulino a Impatto IM100 di Stokkermill rappresenta la soluzione definitiva.
Molti operatori tentano di adattare macchine standard al trattamento delle schede elettroniche, riscontrando però criticità strutturali. Ecco l'analisi comparativa dei problemi principali:
A. Mulini a Lame: Il Problema dell'Abrasione e delle Polveri
La prima opzione che deve essere scartata è il granulatore a lame. Sebbene ottimo per la plastica, sulle PCB è tecnicamente insostenibile per due motivi:
• Usura Immediata: La base in fibra di vetro agisce come una mola abrasiva sulle lame. Lavorando per taglio, il filo delle lame viene compromesso in poche ore, causando fermi macchina continui e costi di affilatura inaccettabili.
• Perdita di Metalli Preziosi: Forzare il taglio su un materiale così duro genera enormi quantità di polveri sottili. In queste polveri finiscono i metalli più preziosi (oro e palladio), che vengono aspirati dai filtri e persi per sempre, abbattendo la resa economica.
B. Mulini a Martelli (Serie HM): Il Limite della Pezzatura
I mulini a martelli tradizionali sono macchine robuste per la sgrossatura primaria, ma inadatte alla raffinazione delle schede.
• Mancata Liberazione: Il mulino a martelli restituisce una pezzatura di 40-50 mm. A questa dimensione, metallo e plastica sono ancora "incollati" insieme e non possono essere separati dalle tavole densimetriche.
• Il Problema della "Turbina": Per ovviare a questo difetto, spesso si aggiunge una turbina in cascata. Tuttavia, la turbina lavora per frizione intensa, rischiando di polverizzare i sottili rivestimenti d'oro (flash) e disperderli nel sistema di aspirazione.
C. Mulini Verticali (Serie VM): L'Usura da Frizione
I mulini verticali sono eccellenti per i motori elettrici, dove densificano il rame in "polpette" tramite frizione e rotolamento. Tuttavia, applicati alle PCB, falliscono a causa del "Fattore Vetro". La presenza della fibra di vetro trasforma la camera di macinazione in un ambiente distruttivo, erodendo rapidamente le corazze e rendendo la manutenzione economicamente insostenibile.
Molti componenti PCB hanno contatti rivestiti da film d'oro o metalli preziosi spessi pochi micron.
o L'azione abrasiva del Turbo tende a rimuovere questi rivestimenti per sfregamento, trasformando il prezioso in polvere micronizzata (fines).
o Questa polvere, troppo leggera per essere separata gravitazionalmente, viene captata dai sistemi di aspirazione e finisce persa nei filtri.

Escluse le tecnologie a taglio, martelli e frizione, la soluzione ingegneristica ottimale risiede nel Mulino a Impatto IM100. Questa macchina è stata calibrata specificamente per "risolvere l'equazione" del riciclaggio PCB.
Come Funziona la Tecnologia a Impatto?
A differenza dei sistemi a trascinamento o taglio, l'IM100 opera mediante urto balistico. Sfruttando l'inerzia del rotore e l'accelerazione centrifuga, il materiale viene impattato violentemente. Questo processo frantuma la matrice vetrosa (fragile) e deforma il metallo (duttile) senza dover "sfregare" il materiale, contenendo l'usura.
1. Delaminazione Perfetta (2-4 mm): L'IM100 riduce il materiale a una granulometria fine (2-4 mm) in un unico passaggio. A questa dimensione, il metallo è completamente slegato dalla plastica, permettendo alle tavole densimetriche di separare i materiali con precisione chirurgica.
2. Massimizzazione dello Yield (Oro e Palladio): Poiché la frattura avviene per impatto e non per abrasione, i metalli nobili mantengono la loro integrità fisica e non vengono polverizzati. Ciò significa recuperare metalli che altri sistemi disperdono nelle polveri.
3. Efficienza Energetica: La tecnologia a impatto richiede meno potenza rispetto al taglio o alla densificazione. Ad esempio, con soli 150 kW è possibile trattare 800-1000 kg/h di schede, ottimizzando il bilancio energetico (kW/ton).
4. Controllo Termico: L'energia cinetica si dissipa nella rottura e non in calore da attrito. Questo elimina il rischio di fusione delle resine e il conseguente blocco della macchina.
3. Strategia Modulare: Oltre i 300 Kg/h
Quando le esigenze produttive aumentano, Stokkermill adotta una strategia modulare. Invece di costruire un singolo mulino gigante (che genererebbe un'energia cinetica eccessiva e distruttiva sulle parti usuranti), si utilizzano più moduli IM100 in serie.
Questa configurazione offre vantaggi operativi inestimabili:
• Continuità Produttiva: Il fermo di una singola unità per manutenzione non blocca l'intero impianto.
• Manutenzione Rapida: Intervenire su macchine compatte è più veloce ed economico rispetto a grandi impianti monoblocco.
Nel riciclaggio delle schede elettroniche, la scelta della tecnologia definisce il margine di profitto. Mentre lame e mulini verticali comportano alti costi di gestione e perdita di materiali preziosi, il Mulino a Impatto Stokkermill IM100 garantisce la liberazione ottimale dei metalli, bassi costi operativi (OPEX) e il massimo recupero di oro e palladio